Antimafia, relazione approvata ennesima prova della pavidità della politica

Sono stato l’unico parlamentare, della commissione nazionale antimafia, a votare contro l’approvazione della relazione finale.
La relazione conclusiva approvata dalla commissione mostra per l’ennesima volta la pavidità dei parlamentari nell’affrontare i veri temi di lotta alla criminalità organizzata, dal sistema Saguto (senza un’autocritica da parte della commissione) alla gestione dei beni confiscati, fino alle collusioni delle associazioni antimafia.

Dalla relazione emerge un’infiltrazione dell’economia italiana da parte della mafia. E invece la realtà che nessuno ha il coraggio di dire è che, purtroppo, la nostra è un’economia che, spesso e volentieri, si regge sulle collusioni. Le mafie comprano tutto, ovunque, dall’acqua ai rifiuti, dall’agroalimentare all’edilizia e in qualsiasi altro settore immaginabile. In questo Paese bisogna avere il coraggio di dire che la politica ha paura di fare leggi serie per contrastare le criminalità. Tutto questo per il timore di bloccare interi settori dell’economia e così si difende dietro un muro di carte. Il risultato è che le norme approvate anche in questa legislatura sono, per lo più, specchietti per le allodole. Un esempio è il codice antimafia, che solo apparentemente incidono sul business illegale, come da me denunciato già in tempi non sospetti.

Abbiamo perso un’altra opportunità. In questa relazione si è cercato di accontentare tutti con il risultato di limitarsi e istituzionalizzarsi nel rappresentare un fenomeno devastante. In questi cinque anni, leggi come quella sul voto di scambio e quella chiamata “svuota carceri” hanno creato buchi normativi a sfavore di chi combatte le mafia e il narcotraffico. Ma in piena campagna elettorale i partiti tutti preferiscono esultare per una relazione come fosse un capolavoro. E invece non è che il risultato della pavidità della politica dinanzi ai poteri forti e criminali.

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