Mafia, arresto re dei detersivi. Con nuovo Codice Antimafia rapporti imprenditori-amministratori sempre meno trasparenti.

Col nuovo codice antimafia episodi di collusione nella gestione dei beni confiscati come quello svelato oggi dalla Procura di Palermo continueranno e, anzi, c’è il rischio potenziale che aumentino. È questo il campanello d’allarme dopo l’inchiesta sulle presunte collusioni tra Giuseppe Ferdico, il “re dei detersivi” di Palermo, e l’amministratore giudiziario del suo gruppo che gli avrebbe fatto continuare a gestire i beni confiscati.

La norma del nuovo codice stabilisce che gli imprenditori possono affiancare l’amministratore giudiziario; tuttavia questi imprenditori vengono scelti in base ad una selezione fatta a totale discrezione dagli stessi amministratori giudiziari e non come chiedevamo noi, ovvero tramite bando indetto dall’Agenzia dei beni sequestrati e confiscati (Anbsc), così da evitare forme di clientelismo e favoritismi, che invece in questo modo restano, favorite anche dall’assoluta mancanza di trasparenza. Come se non bastasse la legge non prevede limiti o divieti di nomina per gli imprenditori, un rischio ancor più grave visto che la stessa norma prevede per gli imprenditori la possibilità di esercitare diritto di prelazione sull’azienda stessa al momento delle destinazione. In altre parole si rischia di ripetere, legalmente, il sistema Saguto tra amministratori giudiziari e imprenditori del settore privato. Esattamente come già abbiamo ampiamente denunciato.

Dispiace constatare ancora una volta che lo Stato, invece di contrastare nei fatti collusioni e accordi illeciti nella gestione dei beni confiscati, a suon di conflitti d’interessi finisce col legalizzare l’illegale. Per la gioia di mafie e  criminali.

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