Codice Antimafia: Dibattito su incostituzionalità nasconde veri problemi su gestione beni.

Il dibattito sul rischio di incostituzionalità o di una bocciatura da parte della CEDU (Corte Europea dei diritti dell’uomo) del codice antimafia potrebbe essere fondato, ma in realtà nasconde i seri problemi che vi sono all’interno della nuova legge e che rischiano di amplificare i casi Saguto nel resto d’Italia.

Nessuno infatti evidenzia l’enorme scandalo che permetterà al carrozzone Invitalia non solo di gestire le aziende sequestrate, ma anche di avere accesso in maniera arbitraria, grazie ad un cavillo normativo, al fondo per la crescita sostenibile di circa un miliardo di euro.

Ma ancora più clamoroso è prima sentire dal giudice Saguto che i nomi degli amministratori giudiziari le venivano forniti dalle associazioni antimafia (Libera e Addiopizzo, secondo le parole del giudice) e ora vedere che le associazioni antimafia oltre ad essere, teoricamente, beneficiarie dei beni saranno anche nel comitato d’indirizzo interno all’agenzia che dovrà decidere a chi assegnare i beni sequestrati e confiscati. Per non parlare, ancora, dell’assoluta mancanza di trasparenza di questi comitati e tavoli previsti dalla nuova legge, e del rifiuto di inserire la “destinazione anticipata” delle aziende confiscate in primo grado.

Bastano questi rilievi per comprendere che quella approvata è una legge-scempio e non un gioiello come vogliono farci credere maggioranza e governo, rimasti ormai non a caso gli unici a pensarla in questo modo, dopo le sonore bocciature di giuristi e magistrati di questi giorni. La verità è che di “antimafia” questa legge ha soltanto il nome, piena com’è di conflitti d’interessi e senza la minima trasparenza.

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