Rap è il fallimento di Orlando. Partecipata vittima delle clientele

Palermo sta vivendo in questi giorni l’ennesima emergenza rifiuti. La Rap, la partecipata che si occupa della gestione rifiuti nel capoluogo siciliano, è il fallimento totale, sotto ogni punto di vista, di Leoluca Orlando e del consiglio comunale.

Orlando forse dimentica che a lanciarsi in sperticati e vuoti elogi sulla Rap fu proprio il nostro buon sindaco che parlava già nel 2013 di un servizio di qualità ed efficiente che la Rap avrebbe assicurato. E allora chiediamoci: cosa abbiamo a distanza di quattro anni? Costantemente, e non solo ora, strade inondate di rifiuti, odore nauseabondo e un servizio che definire scadente è un complimento. La verità è che, al di là di mille promesse, Orlando non ha voluto e saputo porre fine alla logica dei carrozzoni inutili buoni solo a sistemare amici e a raccattare voti: la stessa Rap altro non è che la copia dell’Amia, la precedente società che si occupava di rifiuti e che nel frattempo è andata in fallimento, sorte che se si continua su questa strada toccherà anche alla stessa Rap, partecipata che costa alle casse comunali qualcosa come 142 milioni di euro annui, per mantenere oltre 2mila dipendenti. Inutile quindi pensare di addossare tutte le colpe solamente all’attuale presidente Dolce se l’approccio politico rimane lo stesso. Ma il fallimento dell’amministrazione Orlando è evidente anche per gli imbarazzanti dati sciorinati ieri dalla giunta, secondo cui si sfiora il 70% dell’evasione della Tari fra imprese, enti e associazioni palermitane, e il 36 fra le utenze domestiche. Uno scandalo assoluto.

A conti fatti, l’unico risultato raggiunto in questi anni da Orlando sui rifiuti  è aver premiato la pessima gestione dell’ex presidente della partecipata Sergio Marino che, visti i suoi (de)meriti, è diventato prima assessore all’ambiente e ora vicesindaco. Ecco, forse Orlando quando parlava di “azienda efficiente”, intendeva questo: efficiente per gli amici da premiare.

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