Genova e i porti italiani fra mafia e narcotraffico

Negli ultimi anni il porto di Gioia Tauro è diventato, anche a causa dei sempre più stretti rapporti tra ‘ndrangheta e narcos sudamericani, la porta d’ingresso per l’Europa di tonnellate di stupefacenti. Il sequestro di mezzo quintale in arrivo dal Paraguay nella giornata di ieri, che si aggiunge agli altri circa mille e cento chili sequestrati da inizio anno, non fa altro che confermare questa ipotesi.
Per questo la criminalità e anche il terrorismo, avrebbero dirottato i propri interessi su un altro porto, quello di Genova. Situato in un punto strategico del mediterraneo, più vicino al nord Europea e con collegamenti marittimi con il nord Africa a quanto si apprende avrebbe anche un altro punto forte per i criminali: la carenza di controlli.
Ha fatto infatti scalpore la notizia che per i controlli fosse disponibile un solo scanner. Non solo: per svariati mesi questo unico scanner è stato guasto e inutilizzabile, all’insaputa di tutti, consentendo il passaggio di qualsiasi cosa. E infatti così è stato. Alcuni recenti sequestri confermano in maniera estremamente allarmante questi timori, oltre al rischio attentati che grava sul porto: nel maggio scorso la Guardia di Finanza ha sequestrato qualcosa come 37 milioni di pasticche di Tramadol, conosciuta anche come Droga del combattente, utilizzata soprattutto da terroristi dell’ISIS prima di compiere attentati o andare in battaglia.
Un gravissimo campanello di allarme che deve far destare il governo dal torpore e rafforzare urgentemente e senza insensati ritardi le misure di sicurezza al Porto di Genova, così come in ogni altro porto italiano dove ci sia una fondata minaccia
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