Le mafie in Puglia un Far West alla luce del Sole

Nel nostro Paese si sente spesso parlare di mafia in Sicilia, in Calabria e in Campania, ovvero quei territori ove sono nate e si sono sviluppate le 3 più famose criminalità organizzate italiane: Cosa Nostra, ‘Ndrangheta e Camorra.

C’è però un territorio del mezzogiorno italiano dove la mafia è ben radicata, prospera, fa affari, controlla l’economia, controlla militarmente intere zone e infiltra gli enti locali, ma che non riceve l’attenzione che meriterebbe: la Puglia.

Una regione, come del resto tutto il sud Italia, dalle bellezze e dalle potenzialità economiche e sociali sconfinate, dove però la criminalità riesce a svolgere la propria attività. Qui si trova la potente Sacra Corona Unita, definita per l’appunto la quarta mafia, e le sue diverse connotazioni territoriali come la Società Foggiana, alle quali si uniscono importanti influenze delle mafie tradizionali italiane nonché i fortissimi legami con la criminalità proveniente dalla vicina Albania.

Negli ultimi giorni, a seguito dello sgombero del Ghetto di San Severo, in provincia di Foggia, infiltrato dalla criminalità organizzata che sfruttava questi migranti nei campi facendo ampio ricorso ai mezzi del caporalato, sono stati sparati colpi d’arma da fuoco contro mezzi delle forze dell’ordine. Si tratta tuttavia solo del culmine di atti d’intimidazione contro lo Stato negli ultimi mesi e che non hanno risparmiato comuni cittadini, lavoratori, migranti, imprenditori.

Gli atti intimidatori verso gli amministratori locali hanno raggiunto livelli allarmanti, qui si ritrova infatti la concentrazione più alta d’Italia: ultimamente sono stati vittime di questi atti i sindaci di Peschici, Ruvo di Puglia, San Severo e Terlizzi.

Il caporalato è dilagante, e le organizzazioni criminali controllano in maniera capillare la manodopera a basso costo costituita dai migranti, la cui vita, secondo costoro, vale zero: la recente morte dei due giovani nell’incendio appiccato al ghetto di San Severo ne è la prova, così come ne è prova le minacce di morte che pochi giorni fa ha ricevuto una sindacalista che si occupava di difendere i diritti dei braccianti.

A questo si sommano gli incessanti traffici illeciti tra Puglia e la vicina Albania: dai rifiuti ad auto rubate, dagli stupefacenti agli esseri umani. Un business che da sempre arricchisce enormemente entrambe le sponde criminali dell’Adriatico.

Ma ci sono anche regolamenti di conto in pieno giorno, fenomeni estorsivi senza freni, rapine che non si contano neppure e con modalità davvero plateali, inclusi assalti a portavalori ma anche treni o autobus: un vero far west alla luce del sole.

Tutto questo ci deve far riflettere sia come cittadini che come istituzioni. Come cittadini bisogna prendere coscienza che la criminalità organizzata si combatte tutti i giorni non piegandosi al mondo dell’illegalità, non girandosi dall’altra parte ma denunciando ed abbattendo il muro dell’omertà.

Ma questo, ovviamente, non è sufficiente: le istituzioni devono essere presenti, garantire sicurezza ed assistenza alla popolazione, contrastare con tutti i mezzi a disposizione il fenomeno mafioso, mettere i singoli nella posizione di non dover essere costretti a cadere nella rete malavitosa come unica scelta di vita.

In questa direzione, un passo in avanti è stato fatto dal MoVimento 5 Stelle Puglia che è riuscito a far approvare una mozione per chiedere la presenza di una sede distaccata della DIA a Foggia, e del MoVimento 5 Stelle Camera che ha depositato in I Commissione parlamentare un Risoluzione con una richiesta simile. Inoltre, la commissione antimafia regionale voluta e presieduta dal MoVimento 5 Stelle nella persona della consigliera Rosa Barone sta iniziando un’importante opera di monitoraggio.

Si tratta di un primo passo e la strada è ancora lunga: un governo avrebbe dovuto, sin dall’inizio di questa crisi democratica, inviare più risorse, più mezzi e più personale adeguatamente formato per fronteggiare l’emergenza criminalità in Puglia.

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